Gli ultimi appunti di Josè Saramago

"Penso che nella società attuale ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, necessitiamo del lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte." Gli ultimi appunti di Josè Saramago

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giovedì 4 febbraio 2010

LA VERITA' E' SEMPRE LA PIU' SEMPLICE


Ogni tanto alla Storia viene il singhiozzo e così capita che arriva il giorno che nasce un uomo che puntualmente sarà accusato d'essere un sobillatore. Ovvero, battuta d'arresto, sovversione di un fenomeno dato per certo, caduta di un assioma (o anche più di uno), dove per assioma intendiamo un discorso incontrovertibile (per Aristotele un assioma era un principio vero e intoccabile). Questo giorno fu nel lontano 1295 (o intorno a quella data, non si sa con precisione): nacque un tale William (Guglielmo per i latini) nella terra d'Inghilterra. La storia della filosofia lo ricorda come doctor invincibilis, ma la Chiesa Cattolica se lo ricorda come una pecora nera. Sta di fatto che era una mente sublime della logica. A quell'epoca gli studiosi si occupavano fondamentalmente di Teologia e di Filosofia. William si toglie subito dall'impiccio: credeva infatti che la Filosofia fosse una materia fin troppo ricca, a patto, pero', di non perdere tempo con la Teologia (pur essendo frate francescano!!!).
Come dire che la Filosofia e la Teologia erano per Guglielmo due modi diversi di concepire la vita, oltretutto divisi da un fossato invalicabile.
Guglielmo d'Ockham, un giorno, rivolgendosi a papa Giovanni XXII, gli inviò il seguente messaggio: "Se leggi con attenzione la vita di san Francesco ti renderai conto di cosa vuol dire vivere da autentico cristiano. Non come te, papa inverecondo, che sguazzi dalla mattina alla sera in mezzo ai velluti e ai gioielli dei tuoi salotti!". Convocato a causa di questa frase ad Avignone nel 1324, si fece prima quattro anni di clausura in un convento, per poi scapparsene giusto in tempo il giorno prima del processo. Rifugiatosi, infine, presso Ludovico il Bavaro, pare che si sia presentato all'imperatore dicendo: "Tu difendimi con la spada e io ti difenderò con la penna!". Nel frattempo, però, il Papa aveva nominato una commissione di sei alti prelati che in men che non si dica stilarono contro di lui un'accusa di vilipendio articolata in cinquantuno imputazioni. Col vilipendio, all'epoca, c'era poco da scherzare: era quanto di peggio poteva capitare a una persona. Nella migliore delle ipotesi si rischiava l'ergastolo, altrimenti si veniva bruciati vivi sulla pubblica piazza.
Ora, oltre a dire la verità dei costumi al papa, William ha fatto di peggio. La storia della logica lo ricorda infatti come colui che ha formulato questo modo di pensare: " E basta con tutta questa speculazione a tutti i costi su ogni argomento!!!..."
Altrimenti detto con tre sue frasi:
1. « Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. »
« Non moltiplicare gli elementi più del necessario. »

2. « Pluralitas non est ponenda sine necessitate. »
« Non considerare la pluralità se non è necessario. »


3. « Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora. »
« È inutile fare con più ciò che si può fare con meno. »

OVVERO:
"A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta" Il rasoio di Occam
(Ockham's razor)

E' inutile formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Ockham propone di scegliere, tra le molteplici cause, quella che spiega in modo più semplice l'evento. E questo rimane ancora oggi la chiave di volta del problem solving a tutti i livelli.

mercoledì 3 febbraio 2010

PEDAGOGIA DELLA CREATIVITA'


"Maria Montessori credeva che i consueti metodi pedagogici fossero irrazionali in quanto tendenti a reprimere le potenzialità del bambino, invece di essere d'ausilio nel farle emergere ed in seguito sviluppare.
Ecco quindi l'educazione dei sensi come momento preparatorio per lo sviluppo dell'intelligenza perchè l'educazione del bambino, allo stesso modo di quella del bambino psichico, deve far leva sulla sensibilità, in quanto la psiche dell'uno e dell'altro è tutta sensibilità.
L'obiettivo della Montessori era l'educazione del bambino all'autocorrezione e al controllo dell'errore, senza che ci sia bisogno dell'intervento dell'educatrice.
Il bambino va lasciato libero nella scelta dei materiali educativo/ludici con il quale vuole esercitarsi. Tutto quindi deve scaturire dall'interesse spontaneo del bambino, cosicchè l'educazione divenga un processo di auto-educazione ed auto-controllo.

Il suo pensiero identifica il bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali (come l'amore). Se l'adulto ha compresso dentro di sé queste energie creative, avrà la tendenza a reprimere la personalità del bambino e può accadere che lo costringa a vivere in un ambiente di altra misura con ritmi di vita innaturali.

Il principio fondamentale deve essere la libertà dell'allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina. Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita."

Ho ritrovato questi appunti tra fogli sparsi nei miei libri di pedagogia, cercando in realtà materiale sul substrato della creatività. La Montessori fu peraltro la prima donna medico psichiatra in un mondo accademico che all'inizio del secolo era del tutto maschile. La prima e una rivoluzionaria. Lunga vita all'ingegno femminile, dunque!
Personalmente a livello d'istruzione ho avuto la fortuna di nascere da due genitori che hanno fatto di tutto per offrirmi una prepararazione a 360°. Fin da piccola mi hanno lasciato viaggiare senza di loro (con degli educatori di fiducia ovviamente), a otto anni possedevo già il mio pianoforte e avevo un maestro privato a disposizione. Ricordo che quando qualcuno mi chiedeva cosa volessi in dono, io chiedevo sempre penne, matite, colori. Ho potuto spaziare su molti fronti e ho potuto coltivare molti interessi. Avevo libri di ogni materia, che peraltro raccoglievo anche dai cassonetti (ebbene sì, esistono dei folli che buttano i libri).
Oggi son convinta che la creatività è un posto fisico e mentale che possiamo possedere sin da piccoli, una zona franca in cui possiamo essere noi stessi, un orto fertilissimo dove possiamo portare i nostri strumenti e far fruttare ciò che più ci piace. Il bambino lasciato libero di giocare, che si può relazionare anche al di fuori della propria cerchia familiare, a cui è stato permesso di scorrazzare liberamente nei campi, di rincorrere un pallone, le cui orecchie hanno sentito presto la musica, in potenza è una sorgente creativa. Se peraltro viene educato alla tutela del proprio e altrui rispetto, da grande inevitabilmente sarà una mente ingegnosa e una persona affidabile.

Foto: enzafasano.com

DISEGNAMI L'ENTUSIASMO!



"Disegnami l'entusiasmo." - disse la bambina.
E lui si fermò, come si può fermare chi viene disarmato di ogni logica causalistica.
Ma non perse la speranza e il coraggio di poter spiegare a una bambina una cosa così straordinaria come l'entusiasmo. Come si può spiegare la divinità che entra in te e fa uscire il meglio di te? Come si può raccontare quel meraviglioso trapasso del soffio di vita dall'alto verso il basso, dal fuori verso il dentro e viceversa?
"Disegnami l'entusiasmo! - disse di nuovo la bambina, con gli occhi lucidi di desiderio
"Hai mai visto le onde del mare?"
"Si." - disse lei
"Hai mai visto il vento?"
"No." - disse lei incuriosita.
"Non potresti vedere le onde se non ci fosse il vento. Non ci sarebbero le onde se non ci fosse il vento."
"Cos'è il vento?" - disse lei.
"Il vento è ciò che muove le cose della terra. Il vento non si riesce a disegnare, ma sappiamo che c'è perchè lui crea il movimento di tante cose. Il vento è l'entusiasmo della terra, l'entusiasmo del mare che vuol raccontare la sua storia con la terra e col cielo, l'entusiasmo degli uccelli in volo nelle loro coreografie sempre nuove, l'entusiasmo del sole che arriva più in fretta sopra la nostra pelle e non brucia, l'entusiasmo della danza dei pollini a primavera."
"Il vento non si ferma mai?" - chiese la bambina.
"Mai!"
"Perchè?"
"Perchè il vento è il respiro della terra. Se qualcuno ci tappa il naso e la bocca, soffochiamo. Se fermiamo il vento, la terra soffoca. La terra fa i sogni, esprime i desideri e il vento muove le cose perchè i sogni si avverino. Questo è dunque l'entusiasmo: la terra e il cielo sognano e il vento fa sì che i loro sogni si realizzino. Tu hai dei sogni e il tuo entusiasmo te li fa realizzare."

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

giovedì 7 gennaio 2010

Da Meister Eckhart a Master Leccio passando per la cabala.

Il Meister (pron. maister in tedesco), Maestro in italiano, nel medioevo era l'appellativo che si dava a quegli uomini detentori di una tale dottrina che con il loro sapere facevano scuola. Una sorta di onorificenza sinonimo di grande stima e valore comprovati. Da quella parola oggi è derivata quella inglese Master ampiamente utilizzata negli anni scorsi, e un pò meno oggi, soprattutto in riferimento a un web master: letteralmente maestro del web, in realtà ideatore e/o realizzatore di un sito internet. O ancora per significare un percorso formativo specializzante performante (in genere succhiasoldi, mi si conceda...). In realtà l'originale significato è andato perduto, ma nulla toglie che l'utilizzo della parola possa essere ancora efficace.

mercoledì 6 gennaio 2010

PENSIERO ZEN


Chi è maestro nell'arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos'è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell'eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa di fare entrambe le cose assieme.